Castellarano

giovedì, dicembre 01, 2011


Manodori : Game Over?

il tema della gestione della Manodori di per sé non appassiona la gente, ma chissà se l’interesse non aumenterebbe se si spiegasse chiaramente ai cittadini reggiani che nella cassa della fondazione nonostante tutto rimangono ancora decine di milioni di Euro destinati alla collettività dall’antica funzione sussidiaria dei monti di pietà e delle casse di risparmio.

Ad oggi degli originali scopi mutualistici rimane poco, la fondazione è diventata invece un formidabile centro di potere e di potenziali clientele.
Gestisce un patrimonio della collettività con criteri largamente discrezionali.
Denaro investito per lo più in azioni di un unico titolo bancario : Unicredit
il gruppo bancario Unicredit ha deciso recentemente una maxi-ricapitalizzazione e l’azzeramento dei dividendi relativi al bilancio 2011.

La fondazione, che nelle ultime gestioni di Spaggiari e Borghi ha sempre rafforzato l'investimento in Unicredit, in spregio alle più elementari norme di diversificazione e di cautela, si trova per l'ennesima volta davanti alle seguenti opzioni :
- sottoscrivere interamente la propria quota di ricapitalizzazione in Unicredit, che costerebbe l’insostenibile cifra di 52 milioni di euro;
- ricapitalizzare solo una parte, finanziandone l'acquisto con la vendita delle opzioni sulle azioni restanti;
- non partecipare affatto, lasciando diluire il proprio pacchetto azionario di più della metà, dall’attuale 0,8 per cento a uno 0,3 per cento

Pare che i consulenti incaricati hanno indicato come sia possibile perseguire la prima opzione, ovvero ricapitalizzare per intero i 52 milioni con l'aiuto di alcune banche, Queste ultime chiederanno a garanzia con tutta probabilità un pegno sulle stesse azioni, come su altre azioni in mano della Fondazione Manodori.
Sarebbe una situazione inedita, un atto mai avvenuto nella storia della Fondazione.

Più che avveduti amministratori di un bene pubblico, questi signori finora hanno adottato una strategia chiara: sono anni che partecipano agli aumenti di capitale mentre il valore del titolo non smette di calare.
Raddoppiano le puntate sullo stesso titolo bancario, sperando di rifarsi delle perdite, aumentano il numero di azioni e cala il valore reale del patrimonio.
Strategie da speculatori di borsa o da frequentatori di casino' ?

Questa volta rischiamo il colpo definitivo : il lento è continuo depauperamento del patrimonio della fondazione rischia di subire una sensibile accelerazione.
Ritengo inoltre che l'opzione di ricorrere all'indebitamento presso alcuni istituti di credito, sia in contrasto con la storia e le finalità della Fondazione stessa.

Per questo motivo dobbiamo investire il consiglio provinciale della responsabilità di esprimersi su questo tema decisivo per il futuro della fondazione che rischia di essere spazzato via da un gruppo di amministratori della fondazione rimasto immutato negli ultimi anni, grazie ad uno statuto che premia l'autoreferenzialità invece della oculata gestione.
Presenterò oggi stesso assieme al collega Umberto Beltrami del PD un ordine del giorno urgente per affidare al consiglio provinciale la possibilità di dibattere su di un argomento tanto importante per la comunità reggiana.

giovedì, ottobre 13, 2011


Risparmio energetico e riduzione
delle emissioni? Solo frasi ad
effetto per convegni e bandi della
Provincia. La provincia ha rinnegato
le linee guida in tema di risparmio
energetico di palazzo Allende contenute
in un ordine del giorno presentato
dall’Idv e approvato a larga
maggioranza dal consiglio provinciale
a fine 2010. Erano d’a c c o rd o
per gestire al meglio i consumi energetici
degli edifici provinciali ma leggendo il capitolato
del bando di quest'estate ho
capito invece che la Provincia porta
avanti un contratto di gestione calore
tradizionale, in cui si metteranno
a bando un valore base di circa
14 milioni di euro in 5 anni, al termine
dei quali gli edifici resteranno
gli stessi e le uniche manutenzioni
incluse saranno quelle ordinarie.
Tutto il contrario di quello che si
dice nei convegni e in tanti documenti
della Provincia. L’ordine del
giorno impegnanva a gestire i consumi
energetici negli edifici provinciali
in maniera diversa, passando
per un’analisi energetica e portando
avanti una strategia fatta di investimenti
sull'isolamento degli edifici
più che sulla normale manutenzione
ordinaria - spiega Baccarani -
Alla fine del periodo di affidamento
ad una società all'ente Provincia rimane
la proprietà di un immobile
che vale di più, che consuma meno
ed emette meno CO2 nell'atomosfera,
oltre che ad uno sconto sui costi
tra il 5-10%.
Lo stesso Malagoli fece
uno splendido piano regolatore
di Reggio che parlava ad ogni passo
di sviluppo sostenibile e si trasformò
in una incredibile colata di cemento

mercoledì, luglio 20, 2011


Voglio iniziare facendo una premessa.
Raccogliendo informazioni su questo tema ho letto in proposito le dichiarazioni dei politici e mi sono convinto che è un tema su cui si cerca di stare lontani.
Molte osservazioni erano e restano certamente corrette, come ad esempio quelle che richiamano l’ampiezza e la complessità dell’argomento, però quello che mi ha colpito è stata la sensazione che sull’argomento esista un diffuso atteggiamento immobilista , o meglio attendista…. cmq quello stesso pensiero che mira a disattivare le iniziative altrui già ascoltato da chi , come me, era seduto ai banchetti dei referendum. Non mi riferisco a quelli di quest’anno, mi riferisco invece al 2010, quando solamente noi dell’IDV eravamo nelle piazze.
Chi c’era, come il mio collega Magnani ascoltava i commenti di quanti legittimamente si rifiutavano di firmare e poi magari lo hanno votato.
Ricordo :
“non ce la farete a raccogliere mezzo milione di firme”,
“se ce la fate, tanto alla fine i quesiti saranno ritenuti inammissibili”, ma soprattutto
“”in ogni caso alla fine non raggiungerete il quorum: quindi state facendo un favore a Silvio. Le questioni che trattano di beni comuni, in realtà non interessano ai cittadini”
Sappiamo che gli italiani invece hanno risposto in massa.
Evidentemente il tema dei beni comuni interessa.

Ebbene anche LA FONDAZIONE MANODORI E’ UN BENE COMUNE

Già perché la fondazione ha si un profilo privatistico, ma nella sostanza è un bene della comunità reggiano, “un bene comune” .

A dire il vero pare che il tema della gestione della Manodori di per sé non appassioni la gente, ma chissà se l’interesse non aumenterebbe se si spiegasse chiaramente ai cittadini reggiani che nella cassa della fondazione rimangono ancora decine, centinaia di milioni di Euro destinati alla collettività dall’antica funzione sussidiaria dei monti di pietà e dalle casse di risparmio.

Ad oggi degli originali scopi mutualistici rimane poco, la fondazione è diventata invece un formidabile centro di potere e di potenziali clientele.
Gestisce un patrimonio della collettività con criteri largamente discrezionali. E’ regolata da uno statuto risalente alla presidenza di Dario Caselli, per chi se lo ricorda capisce che ciò è una garanzia,… si fa per dire.
Quest’uomo ha creato un specie di Porcellum ante litteram: uno statuto che si è dimostrato nei fatti uno strumento fortemente autoreferenziale, dove chi ha il potere può cooptare nuovi amministratori.

Tutti sappiamo del gigantesco depauperamento avvenuto negli scorsi anni, un impoverimento di un nostro bene comune, la cui responsabilità risulta chiaramente attribuibile a chi lo ha amministrato e gestito, un gruppo di persone rimasto sostanzialmente immutato nel corso di questi anni.
Questa scigura non può essere spiegata solamente sfruttando la scusa della crisi delle borse, crisi che periodicamente si ripetono da quando esiste il commercio mondiale ed i relativi strumenti finanziari.
In realtà sono i vertici della Manodori che portano la responsabilità di aver scelto di conservare in certi periodi una quota superiore al 70% del patrimonio investito su un solo titolo quotato, contravvenendo alla logica di diversificazione, una scelta banale per un disinteressato amministratore di beni. Nessun padre di famiglia investirebbe il 70% dei propri risparmi su un unico titolo quotato in Borsa.
Su alcuni comportamenti, da me conosciuti attraverso gli organi di stampa, si ha addirittura la sensazione che i componenti del CDA Manodori ritengano i reggiani degli sprovveduti.
Iscrivere a bilancio infatti il valore di acquisto di un titolo, anziché il valore maturato è un “maquillage contabile”, per rendere meno visibile a occhi disattenti le gigantesche minusvalenze subite?
Artifizi contabili consentiti dal diritto ma non dalla decenza in un ente di questo tipo.

Il CDA della Manodori ha pensato di farci credere che ciò che fu acquistato a cento continua a valere 100 anche se può valere trenta o addirittura venti.
Tutto questo è accaduto e accade senza che il ceto politico abbia sentito il dovere morale di dire basta.
Gli enti locali non se la possono cavare lavandosene le mani, come di fatto è avvenuto in questi anni, così come noi consiglieri che facciamo politica non possiamo limitarci a girare la testa e dire che non è affar nostro se la principale fonte di finanziamenti per opere a favore dei bisognosi si sta via via asciugando.
Cosa faremo quando il pozzo sarà secco? Malediremo la sfortuna o noi stessi che ci siamo comportati da vigliacchi, facendo finta che tutto va bene, magari con la speranza di ricevere qualche elemosina dalla fondazione per i nostri piccoli , a volte miseri, anche se legittimi interessi?

Arrivo nel merito a quanto scritto nell’ODG.

Bisogna riconoscere che non tutte le colpe di questo stato di cose sono dell’attuale presidente, nominato con un blitz ferragostano del 2009, una delle pagine più opache della recente storia locale.

Nonostante i modi in cui aveva preso il potere non ci aspettavamo potesse fare peggio della Signora Spaggiari, molti gli avevano aperto una linea di credito e Borghi aveva chiesto di essere valutato per quel che avrebbe fatto.
Bene.
Abbiamo osservato con attenzione.
Ci troviamo dopo quasi 2 anni a vedere i provvedimenti presi e i risultati ottenuti.
Le scelte compiute in questi anni dal CDA hanno provocato un calo considerevole dei dividendi un evento che inciderà non poco sulla nostra comunità che ha bisogno come non mai di questi denari provenienti dalla Fondazione
Già questo sensibile riduzione delle risorse sarebbe sufficiente perché una classe politica realmente interessata al bene comune attaccasse una gestione a dir poco deludente e pretendesse come minimo un cambio di passo agli amministratori,
o ne reclamasse le dimissioni in ogni sede possibile, anche se formalmente non vi sono strumenti giuridici per ottenerle.

Questo era lo stato di cose fino a pochi mesi fa’.
Ma poi il grande manager prestato alla Manodori è riuscito in un colpo da maestro, ha liquidato una parte di quanto era investito in Unicredit, per diversificare,… però comprando azioni di un'altra banca , il Banco Popolare, per un importo pari a 2,6 milioni di Euro.
Tutti ci chiedevamo il perché visto che era sacrosanto diversificare, ma suonava alquanto inidoneo farlo destinando soldi ad un titolo dello stesso settore, quindi mantenendo di fatto un rischio altissimo sul comparto bancario.
Questa mossa non sarebbe stata attuata da un soggetto gestore esterno, accuratamente selezionato attraverso pubbliche e trasparenti gare.

Poche settimane dopo, con minimo risalto sulla stampa locale, (io l’ho appreso leggendo un trafiletto in cui il Dott. Pagliani, sempre pronto a correre in aiuto, ….del vincitore, si congratulava) l’Ing Borghi è stato gloriosamente promosso alla vicepresidenza del Banco S. Geminiano S . Prospero, azienda controllato dal Banco Popolare.

Immagino già che diversi di voi diranno, alcuni essendo convinti ed in buona fede, altri trattenendosi a stento dal sorridere, che il presidente della Manodori si sta sacrificando per la città e che di tale nuova carica ne avrebbe fatto volentieri a meno.

Io mi limito ad ipotizzare uno scenario plausibile, che anzi in parte è già avvenuto visto che mi pare che le azioni della Popolare da allora siano sensibilmente scese:
cosa farà Gianni Borghi, presidente della Manodori se il valore delle azioni delle Popolare caleranno tanto che i dividendi saranno azzerati?
Ed in questo caso cosa farà il Vicepresidente della Popolare Borghi Gianni?
Non chiederà al Presidente Gianni Borghi della Manodori di lasciare i soldi di noi reggiani dove si trovano nonostante tutto?

Ma vi rendete conto della situazione grottesca?

Come può un manager con due incarichi esecutivi lavorare con serenità in due aziende collegate così strettamente da relazioni finanziarie.
Come può operare con efficacia in entrambe le due entità che hanno per forza interessi contrastanti?

Per tutto questo noi dell’IDV chiediamo che la situazione di ambiguità sia risolta una volta per tutte con le dimissioni di Gianni Borghi dalla fondazione Manodori.

Vado a concludere prevenendo una altra facile obiezione degli estimatori dell’ Ing Borghi.
“La politica non ha niente a che fare con la Fondazione.”

La politica, quella vera, quella che risponde ai cittadini e agli elettori, è la forma più alta mediante la quale si applica la democrazia.
Quando viene meno la politica comanda chi ha già il potere : in genere i più ricchi, i più furbi, i privilegiati.
Ed è esattamente quanto sta avvenendo.

mercoledì, maggio 25, 2011

Ho letto con una certa sorpresa dell’intenzione del sindaco di Sassuolo Caselli di abbandonare il progetto del Tecnopolo. Il comunicato recità così: «in un momento economicamente difficile, le priorità in cui investire i pochi denari che abbiamo a disposizione sono altre».

Nei momenti difficili si vede la differenza nello spessore degli amministratori. C’è chi preferisce tenere il borsellini pieno per le piccole spese che assicurano voti alle elezioni, come il sindaco modenese del PdL, e chi costruisce per il futuro, ben conscio che solo rafforzando le competenze tecniche del distretto si possano gettare le basi per uno sviluppo economico robusto e duraturo.

A chi non conosce il settore ceramico rammento che se la ceramica italiana è competitiva nonostante gli alti costi delle materie prime, dell’energia e della manodopera, è perché esiste un “humus” di aziende di servizi, di piccole e medie dimensioni, che assicurano un vantaggio competitivo in termini di design e innovazione sconosciuto all’estero. Queste aziende, messe seriamente in difficoltà dai diversi concordati che si sono succeduti negli ultimi mesi, sarebbero le prime beneficiate da una struttura come il Tecnopolo.

Se davvero il miope sindaco di oltresecchia ufficializzerà tale rinuncia, chiedo al candidato sindaco appoggiato da IdV nel mio Comune, che è Castellarano, di inserire nel programma la possibilità di far sorgere il Tecnopolo a Castellarano attingendo a fondi strutturali europei.

La sede si potrà individuare facilmente nel presente PSC all’interno delle aree precedentemente occupate da aziende ceramiche ormai chiuse, un numero di spazi inutilizzati che continuerà a crescere nel tempo se il “sistema” del comprensorio ceramico non investirà in ricerca e strutture che possano supportare le aziende del settore.

Sarebbe un’occasione storica per tutta la sponda reggiana del comprensorio ceramico. Non lasciamocela sfuggire.

giovedì, febbraio 17, 2011


Ho letto con una certa sorpresa dell’intenzione del sindaco di Sassuolo Caselli di abbandonare il progetto del Tecnopolo. Il comunicato recità così: «in un momento economicamente difficile, le priorità in cui investire i pochi denari che abbiamo a disposizione sono altre».

Nei momenti difficili si vede la differenza nello spessore degli amministratori. C’è chi preferisce tenere il borsellini pieno per le piccole spese che assicurano voti alle elezioni, come il sindaco modenese del PdL, e chi costruisce per il futuro, ben conscio che solo rafforzando le competenze tecniche del distretto si possano gettare le basi per uno sviluppo economico robusto e duraturo.

A chi non conosce il settore ceramico rammento che se la ceramica italiana è competitiva nonostante gli alti costi delle materie prime, dell’energia e della manodopera, è perché esiste un “humus” di aziende di servizi, di piccole e medie dimensioni, che assicurano un vantaggio competitivo in termini di design e innovazione sconosciuto all’estero. Queste aziende, messe seriamente in difficoltà dai diversi concordati che si sono succeduti negli ultimi mesi, sarebbero le prime beneficiate da una struttura come il Tecnopolo.

Se davvero il miope sindaco di oltresecchia ufficializzerà tale rinuncia, chiedo al candidato sindaco appoggiato da IdV nel mio Comune, che è Castellarano, di inserire nel programma la possibilità di far sorgere il Tecnopolo a Castellarano attingendo a fondi strutturali europei.

La sede si potrà individuare facilmente nel presente PSC all’interno delle aree precedentemente occupate da aziende ceramiche ormai chiuse, un numero di spazi inutilizzati che continuerà a crescere nel tempo se il “sistema” del comprensorio ceramico non investirà in ricerca e strutture che possano supportare le aziende del settore.

Sarebbe un’occasione storica per tutta la sponda reggiana del comprensorio ceramico. Non lasciamocela sfuggire.

lunedì, agosto 30, 2010


Ciao,
la prossima primavera a Castellarano ci sono le elezioni comunali e stiamo cercando di creare un programma per presentarci da soli o assieme al centrosinistra.
Ho messo giù una prima bozza.
Ovviamente il blog è aperto a tutti gli abitanti di Castellarano.

• Impedire la creazioni di zone residenziali costituite solamente da palazzoni e quasi prive di verde e servizi , come l’operazione attorno alle scuole di Tressano che abbiamo parzialmente sventato
• Realizzazione di una piscina coperta in zona facilmente raggiungibile
• Adozione regolamento edilizio rispettoso dell’ambiente ed aumentare il numero dei parchi di quartiere
• Creare attrattiva per il centro di Castellarano, la sera le uniche luci accese in Via Roma sono quelle delle ditte di pompe funebri
•Creare punti di aggregazione sociale , senza eccedere nello spendere le risorse comunali in stile “ Casa Maffei” di Roteglia
• Incentivare fiscalmente le imprese ad alto contenuto tecnologico, che si vogliano trasferire a Castellarano e disincentivare la trasformazione dei capannoni che ospitavano ceramiche in zone edificabili
• Confronto con le altre amministrazioni del distretto ceramico, ma al tempo stesso diventare riferimento per i comuni reggiani della Montagna, magari svolgendo assieme alcuni servizi comunali
• Discutere con la regione su come potenziare collegamenti viari con Sassuolo
• Partecipare attivamente alla lotta all’evasione fiscale aumentando così le entrate comunali
• Creazione di piccoli mercati a Cadiroggio e Tressano, riservati a produttori locali e della montagna reggiana e modenese
• Liberalizzare maggiormente gli orari di apertura dei negozi
• Rendere gli uffici del comune aperti al pubblico durante tutto l’orario di lavoro
•Filmare i consigli comunali e metterli in rete in modo da aver maggior controllo sull’attività dei consiglieri
• Potenziare i punti di connessione WIFI
•Coordinare corsi ad esempio di lingue straniere per disoccupati e cassintegrati facendo uso degli edifici comunali e dei fondi regionali
Grazie per l'aiuto.

giovedì, agosto 05, 2010


A proposito dell’aumento dell’aumento delle tariffe e della probabile fusione con ATCM di Modena.


Il nodo vero da risolvere per il rilancio del trasporto pubblico non può limitarsi alla richiesta di un aumento dei biglietti o prospettando la fusione di ACT con altre aziende vicine.
La cosa di cui ha bisogno ACT prima di tutto è una trasformazione reale all’insegna di una riduzione dei costi e dall’aumento degli utenti invece che in un aumento delle entrate provenienti dal solo incremento del prezzo del biglietto e dall’aumento dei contributi kilometrici provenienti dalla regione.
Riduciamo i costi degli amministratori e del consiglio di amministrazione, magari non darà un contributo decisivo al rilancio, ma sarebbe già un primo forte segnale di cambiamento.
Queste poltrone sono destinate a persone espresse da partiti che sono od erano al governo.

Recentemente si è presentato lo stesso Malagoli a Palazzo Alllende in commisione di garanzia e controllo per dirci che c'è da ripianare un debito (mi pare di 1,5 MEuro) e che i soci (provincia e comuni) dovranno fare la loro parte.
Io invece ritengo che la provincia non dovrebbe mettere soldi in un possibile pozzo senza fondo.
Spiego il perché.
Ci dicono che in ACT rimarranno una decina di persone con compiti di controllo e indirizzo.
Tra parentesi spero che Malagoli non sia tra queste, se si considera un manager deve rispondere dei risultati deludenti, se si considera un politico, penso che l’azienda potrà fare a meno di lui ancora a maggior ragione.
Ma questo ridimensionamento nei fatti non avverrà.
In realtà ACT sarà tutt’altro che un piccolo sparuto manipolo di esperti che indirizzano le politiche di mobilità e TPL, come ci vogliono raccontare, ma sarà una Holding con in pancia il 65% di AE, ovvero l’azienda (privata?) che svolgerà il servizio di TPL (Trasporto pubblico Locale) al posto di ACT.
Il messaggio era “dateci i soldi per ripianare il debito per l’ultima volta che poi finisce tutto in mani private”
Tutt’altro, ritengo invece sia probabile che i soci (Provincia e Comuni reggiani) dovranno ripianare ancora probabili futuri debiti di AE, essendo proprietari tramite ACT dell’azienda, senza avere nulla di buono in cambio, ma anzi dovendo accettare inevitabilmente una maggiore precarizzazione dei lavoratori di ACT con inevitabili ricadute sulla qualità del servizio.

L’idea illustrata da Malagoli in commissione suonava più o meno come di tagliare i percorsi che sono poco frequentati dagli utenti ed antieconomici fino ad arrivare alla quantità di finanziata dalla regione.
Io ho sempre inteso che il contributo regionale serva soprattutto dove il servizio è antieconomico, penso ad esempio alla montagna o quartieri perferici, visto che in centro immagino si finanzi col solo prezzo del biglietto.
La regione finanzia un servizio, non è un bancomat, come in un azienda industriale ci sono gli scarti così nel TPL ci saranno linee che lavorano a volte con pochi utenti , ma che rappresentano un servizio per la popolazione.

Io credo che la chiave della ristrutturazione di ACT venga , oltre che dal passo indietro che deve fare la politica, anche dal dotarsi di una flotta di autobus moderni, con bassi costi di gestione, valutando ipotesi di noleggi a lungo termine e di autobus più piccoli.
Cedere da parte di ACT ad AE la vecchia flotta di autobus da un lato non alleggerisce lo stato finanziario di ACT e dall’altro appesantisce la gestione di questa new company con un patrimonio di autobus vecchi ed inefficienti.
Autobus nuovi garantiranno un servizio all’altezza delle aspettative di trasporto, che solo mezzi moderni possono soddisfare, penso ad esempio all’aria condizionata almeno su tutti i bus a media lunga percorrenza. Senza questi servizi prenderà l’autobus solo chi non ha alternative e quindi non si aumenteranno i nuovi utenti ed il numero di passeggeri.

Chiederei che sia fatta una stima del valore degli autobus e che tutti quelli vecchi (la grande maggioranza) siano venduti.
In questo modo invece che conferire alla nuova società un “mela avvelenata” che ne appesantisce i costi, gli si darebbe la possibilità di avere un margine di manovra maggiore dotandosi tramite affitti o leasing a lungo termine di mezzi che necessitano minor manutenzione, con meno costi di gestione e anche meno inquinanti.
Siamo risultati una delle città più inquinate d’Europa ed ogni sforzo per migliorare tale situazione va fatto senza esitazione.

L'intervista di Luca Soliani la trovate sulla versione online :

http://linformazione.e-tv.it/archivio//20100803/09_RE0308.pdf